Manuela Mazzi

Manuela Mazzi è nata a Locarno (Svizzera) nel 1971.
Giornalista professionista e appassionata fotografa, ha scritto per più testate della stampa ticinese e ha collaborato con "Il Giornale" di Milano, come corrispondente dalla Svizzera di lingua italiana. Attualmente lavora nella redazione del settimanale d'approfondimento "Azione" e produce servizi fotografici e giornalistici anche come free lance. Il suo libro d'esordio è stato "L'angelo apprendista" (2005), quindi ha pubblicato "Un caffè a Kathmandu" (2006), mentre il suo ultimo prodotto editoriale è "Un gigolo in doppiopetto" (2007).
Oltre alla scrittura, due sono le cose che appassionano maggiormente Manuela Mazzi: i viaggi (sacco in spalla) e la fotografia (interesse che si sta trasformando in lavoro). L'avventura e il desiderio di immortalarla sono rispettivamente una condizione e un sentimento che cerca di inseguire e appagare da che la sua memoria riesce a ricordare. Tant'è che ha eletto da tempo, quale filosofia di vita, concetti come la curiosità, il desiderio di conoscenza, la comprensione e la volontà di immortalare il mondo che ci circonda, così com'è. Da qualche anno si occupa di diverse attività, dalla stesura di contributi redazionali ai servizi fotografici. Pur essendo agli esordi nel settore fotografico, può vantare la collaborazione con periodici specializzati nella salvaguardia dei beni architettonici e della natura, ma anche con settimanali e quotidiani.

L'angelo apprendista (2005)
All'età di cinque anni Taryn e suo fratello Ricky, di un anno più grande di lei, rimasero coinvolti in un incidente stradale, che provocò la morte di entrambi i loro genitori. A portarli in salvo dalle rovine del pullman uscito di strada fu George Wuthyer, un angelo della morte, loro avo. Unici sopravvissuti di quella disgrazia, crebbero con i nonni. Trent'anni dopo, Taryn, fotografa di professione, incontra un personaggio particolare: un uomo distinto, che l'avvicina facendole una proposta di fondamentale rilevanza per il suo futuro. Ebbene William, questo il nome dell'uomo, le chiede se le andrebbe di diventare una di loro: ovvero un angelo della morte. Esatto!, anche William è investito di questo titolo e ha l'incarico di accompagnare per mano Taryn lungo il percorso, che la condurrà verso il compimento dell'apprendistato di angelo nero, verso la conquista di poteri sovraumani e dell'immortalità. Dopo le dovute riflessioni Taryn accetta. Unico vero neo di questa faccenda è il fatto che dovrà rinunciare all'amore: secondo le disposizioni non potrà mai più rivedere il proprio fidanzato, Paolo, ma neppure il proprio fratello. Sette sono le prove che Taryn dovrà affrontare durante questo noviziato, la prima delle quali vorrebbe vederla eliminare Ricky. Ciò che non le riesce: in compenso uccide un altro uomo. Un errore che dovrà espiare attraverso la seconda prova. Dopodiché prende il via un andirivieni dal mondo sospeso a quello terreno, con incontri diversi: dalle ombre del passato all'angelo custode, in un continuo tentativo di capire, mantenendo il controllo della situazione. Una a una le prove vengono quasi tutte superate fino all'ultima: la prova madre. Taryn viene nuovamente invitata a eliminare Ricky, perché secondo la legge divina sarebbe già dovuto morire trent'anni or sono… Taryn supererà questa prova?, riuscirà a diventare un angelo della morte? Tutto questo lungo racconto si svolge in Ticino - cantone di lingua italiana della Svizzera -, e più precisamente nel Locarnese, con ovviamente visite ultraterrene in luoghi immaginari.

"Un caffè a Kathmandu" (2006)
Michela, una fotografa ticinese - nata e vissuta nel cantone svizzero di lingua italiana -, vince un concorso di lavoro internazionale indetto da un'associazione di volontariato non governativa tricolore: partirà, alla volta del Nepal per un mesetto o poco più, con altri due colleghi sconosciuti (Carlos, cameraman spagnolo e Franck, un giornalista inglese residente da anni in Italia, che fungerà da capo-gruppo carismatico). Il loro compito sarà quello di sviluppare un progetto particolare: un filmato-documentario sui “children street”, ovvero sui bambini che vivono per strada. Ed è proprio durante le loro uscite, necessarie per effettuare le riprese e gli scatti fotografici da supporto al progetto, che viene descritta con parecchi dettagli la realtà di questi cuccioli d'uomo, appartenenti spesso alle caste inferiori. Tra gli argomenti trattati viene anche data un'opinione - con un pizzico di tono polemico - sulle adozioni a distanza: sempre più di "moda" in occidente. Durante i primi giorni di permanenza a Kathmandu, capitale nepalese, Micky, Franck e Carlos fanno conoscenza di altri personaggi: i più importanti sono Antonio, distinto signore napoletano e la sua gentil segretaria Raffaella. Nel frattempo la conoscenza fra i tre avviene in maniera molto cauta per diversi motivi, anzi per parecchi sospetti fondati. Testimone involontaria di quanto accade, è Micky, che assiste… e fotografa… una passerella di passi falsi, che la portano a sospettare di tutti: ma uno solo è il vero "colpevole". Di che cosa? Si capirà dal 18esimo capitolo in poi. Tra gli avvenimenti: uno scambio di buste in segreto fra Carlos e Antonio, un furto ai danni di Franck, forse messo a segno da Raffaella e Carlos, un comportamento scorretto da parte di Franck verso il gentil sesso, e verso la stessa Micky, che si vede costretta a reagire anche violentemente, una raccomandazione particolare da una curatrice nepalese, che mette in guardia la protagonista, un personaggio ambiguo che segue i movimenti di Micky e pare avere un intrallazzo con Carlos, e poi ancora una fuga all'impazzata della fotografa-testimone inseguita da un nuovo personaggio, il quale le apre un po' di più gli occhi sul problema - ovvero lo sfruttamento di bambini e donne a sfondo sessuale - gettando però, ancora una volta, dubbi sui vari protagonisti... Dubbi e sospetti offuscati anche da un sentimento che sta nascendo in Micky per Carlos. Da Katmandu il gruppo si sposta poi a Pokhara (una nota località nepalese a qualche ora dalla capitale). Ma a un certo punto spariscono tutti: Micky rimane sola ad affrontare gli ultimi giorni in Nepal. Organizza il necessario e rientra quindi a Locarno, la sua cittadina natale, che si affaccia sul Lago Maggiore. Qui finirà il progetto con l'aiuto di un ex collega, poi deciderà di ritirarsi in solitudine per qualche giorno nella cascina di montagna, al fine di rimettere a posto tutti i tasselli del puzzle. Ma non prima di aver avuto una sorpresa inaspettata via internet: uno dei protagonisti si rifà vivo spiegandole tutto ciò che era successo nei minimi dettagl... L'ultimo vero evento imprevedibile - con tanto di un'allettante proposta che le cambierà la vita - Micky lo vivrà proprio in montagna, sul Monte Comino (sito nelle Centovalli), un luogo per certi versi fuori dal mondo: il suo nuovo Nepal. Il verdeggiante paesaggio, il clima capeggiato dal monsone e l'inquinamento atmosferico della nazione terra delle nevi eterne, ma anche la svogliatezza, le contraddizioni e la povertà di un popolo che ama la libertà, così come le tradizioni, le convinzioni e un'infinità di particolari che immortalano il Nepal per quello che è oltre alle montagne, è quanto emerge giocoforza tra le righe di «Un caffè a Kathmandu», che a sua volta mette gli stessi contenuti a confronto con la realtà più nota alla protagonista: la sua Svizzera, il suo Ticino.

"Un gigolo in doppiopetto" (2007)
E' una storia vera. La storia di un ragazzo come tanti, impiegato di giorno e gigolo di notte. Un giovane uomo con i suoi sogni, con i suoi desideri, ma, soprattutto con le sue paure e i suoi dubbi. "Un gigolo in doppiopetto", il terzo romanzo di Manuela Mazzi, racconta tutto questo. La scrittrice, giornalista svizzera, parte dalla fine. Da quando il giovane protagonista, Max, decide di lasciare quel particolare mondo e di riappropriarsi della sua vita. Perché, da quel momento, ha preso coscienza di una cosa: che la sua vita e il suo corpo non gli appartengono più. Lui è diventato solamente un oggetto nelle mani della titolare dell'agenzia di accompagnatori per cui lavora. Comincia così il racconto di come è entrato nel giro. Ad introdurlo è stata una donna molto più grande di lui, Gianna. La conosce ad una festa, alla quale è stato invitato da un suo collega. E' affascinante e Max ne rimane estasiato al punto da iniziare con lei una relazione. Gianna gli presenta un'amica, Patty. Poco dopo, Patty lo invita ad iniziare un lavoro extra: accompagnare signore della Milano bene a fare compere e mangiare qualcosa. Il guadagno è ottimo, non è un impiego massacrante. Lui si diverte. Fino a quando gli viene proposto il salto di qualità: fare sesso con le clienti a paga doppia. Accetta ed è la sua fine. Comincia a drogarsi e a non rispettarsi più. A salvarlo è il ritorno del suo grande amore, Clarissa. E' per lei che trova il coraggio di cambiare vita, di chiedere aiuto ad un vecchio amico. Smette di far uso di cocaina, di diventare scontroso con le clienti. L'agenzia lo minaccia, non può uscire dal giro. Alla fine ce la fa. Abbandona tutto, torna alla normalità, alla sua vita di sempre. Ma le minacce continuano. Dopo due anni può dirsi fuori dal giro. Con una dignità diversa, con l'orgoglio rovinato. E con la volontà di non rifare più gli stessi errori. Un romanzo crudo, con passi difficili. Un'inchiesta giornalistica trasformata in confessione. Molto belle le descrizioni degli stati d'animo, dei passaggi interiori durante le varie fasi della vicenda, dall'euforia per i guadagni facili fino alla disperazione più nera. Un libro da leggere tutto d'un fiato che descrive un mondo diverso, quasi parallelo, in cui l'unico Dio è il denaro. Con il quale si può comprare ogni cosa: anche la vita e la dignità di un uomo di 26 anni, bello e con un avvenire davanti.


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